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Folklore, tradizioni, feste, cultura e ambiente nella Provincia di Agrigento
 

 

 • LA SAGRA DEL MANDORLO IN FIORE E FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FOLKLORE

È febbraio, ma ad Agrigento è già primavera, annunciata dalla candida fioritura dei mandorli. Intorno ad essi e al loro profumo si scatenano le danze della Sagra del Mandorlo in fiore, una festa capace di far cadere ogni barriera ideologica e razziale, di avvicinare uomini divisi dalle guerre, rendendo Agrigento un punto di ritrovo di popoli geograficamente e ideologicamente lontani. La Sagra del Mandorlo in fiore per tradizione inizia davanti al tempio della Concordia con la fiaccolata dell’Amicizia e si conclude davanti al tempio

dedicato a Ercole. Ma coinvolge anche la via Atenea, fulcro del centro storico agrigentino con i suoi sontuosi palazzi e le sue splendide chiese.

La Sagra trae le sue origini nel 1934, a Naro, da un’idea del conte

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Palermo, Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino.

Ascolta le più belle canzoni del folklore siciliano:

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Webcam del vulcano Etna

 

Il Pistacchio di Bronte

 

Campagna di informazione sulla sicurezza alimentare

 

 

 

Alfonso Gaetani con uno scopo preciso: esaltarela primavera agrigentina e, al tempo stesso, promuovere alcuni prodotti tipici siciliani.

Da lì la manifestazione si spostò, nel 1937, ad Agrigento nello scenario della

Valle dei Templi. La 60° edizione si celebra dal 3 al 13 febbraio, insieme al 50° appuntamento con il Festival del Folklore, il concorso tra gruppi folkloristici che gareggiano in tre sezioni: la danza, il costume tradizionale e l’espressione musicale.

A questi appuntamenti ormai consolidati vanno aggiunti il Festival Internazionale, I bambini del mondo e l’Etno Festival del Mandorlo.

Tra spettacoli, sfilate, sontuosi costumi e momenti musicali con le bande, continua il successo di questo evento multietnico dai chiari significati allegorici ma assolutamente concreti e vitali.

Un vero inno alla fraternità e alla pace tra gli uomini e la natura.

Valle dei Templi • 3-13 febbraio www.mandorloinfiore.net

 

 

SETTIMANA PIRANDELLIANA E 42° CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI PIRANDELLIANI

Si svolgerà quest’anno dal 5 all’8 dicembre al Palacongressi di Agrigento il 42° Convegno internazionale di Studi Pirandelliani.

Un appuntamento articolato in aree tematiche che spaziano dalla letteratura al cinema al teatro e con una struttura unica nel suo genere che impegna le scuole di trenta province. Gli studenti si raduneranno ad Agrigento durante i giorni del convegno, atto finale di un intero anno di attività, e avranno anche tempo per effettuare la visita dei luoghi pirandelliani. I lavori prodotti concorreranno all’assegnazione dei premi Pirandello per la Rassegna Nazionale del Teatro Scuola e Cortometraggio, per l’Atto Unico, per la Poesia Giovani, per la migliore tesi di laurea, per la migliore Tesina studenti.

Tema di quest’anno, “Il fu Mattia Pascal tra narrativa e cinema”, quasi a voler confermare lo stretto legame esistente del cinema italiano con la narrativa e il teatro del drammaturgo siciliano, un interesse che non tende ad affievolirsi con il passare degli anni, anzi torna a riproporsi con frequenza.

Ad organizzare la manifestazione è il Centro Nazionale Studi Pirandelliani, fondato nel 1967 con lo scopo, oltre che di promuovere incontri tra critici e studiosi internazionali, anche di raccogliere ogni testimonianza sull’opera di Luigi Pirandello, attraverso il recupero di traduzioni, studi, pubblicazioni, saggi, recensioni e articoli. La Settimana Pirandelliana offre l’opportunità di vivere i luoghi pirandelliani e, dunque, di meglio rapportarsi allo scrittore. Pirandello stesso era cosciente di quanto Agrigento fosse il luogo più congeniale alla sua scrittura, un ambiente dal quale egli assimilò umori, caratteri, personaggi e luoghi trasferendoli nel regno dell’arte. Palacongressi • 5-8 dicembre www.cnsp.it

 

 

SAGRA DEL TATARATÀ

C’è una storia intorno a questa sagra che nel 2005 si svolgerà dal 21 al 23 maggio. Eccola. In un’epoca non definita, una vacca si inginocchiava in un punto preciso della campagna di Chiudia: scavando in quel luogo i pastori trovarono una croce lignea. Per questa ragione, proprio lì venne eretta una chiesa. La festa di Santa Croce e la Sagra del Tataratà ricordano e celebrano quell’antico ritrovamento: la sagra ha un nome onomatopeico che deriva dal suono del tamburo, uno dei protagonisti dell’appuntamento. Un lungo corteo di sciabolatori in costume mimano una danza moresca, dietro ecco il re, il medico di corte e le corporazioni con i cavalli bardati.

L’ultimo giorno due opposte fazioni di sciabolatori, in un combattimento simulato, si contendono il carro tirato da buoi su cui è sistemata la Santa Croce. Il Pitrè sostiene che in questa rappresentazione si vuol vedere “la festa degli uomini liberati dalla schiavitù ai tempi di Costantino e la festa dell’invenzione della Croce”.

Lungo le strade del centro storico 21-23 maggio Provincia di AGRIGENTO

 

 

 

 

GLI ARCHI PASQUALI

A San Biagio Platani le celebrazioni pasquali si protraggono ben oltre il giorno della resurrezione di Cristo e vengono vissute nella tradizionale e unica scenografia degli archi pasquali.

Si assiste, infatti, alla competizione tra madonnara (devoti della Madonna) e signurara (devoti del Signore) per l’allestimento del grandioso impianto, antistante la Chiesa Madre, degli archi addobbati con sculture di pani e agrumi, una originale mescolanza di gastronomia e architettura che celebra l’incontro tra la Madonna e il Cristo. Lo spettacolo è avvincente e maestoso, tra intrecci di canne e strutture in legno, ornate variamente con prodotti dei campi, pani, dolci, datteri, rami di palma, fiori e immagini sacre. Le due fazioni si impegnano per oltre due mesi in questa sfida molto sentita e ricca di pathos.

Intorno alla Chiesa Madre Settimana Santa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARNEVALE

 

Un Carnevale numero 105 ritardato quest’anno a Sciacca, come se le maschere agrigentine volessero tirarsi fuori dalla mischia e proporsi in un periodo insolito, raddoppiando la durata. La manifestazione avrà luogo dalla prima alla seconda domenica del mese di maggio:i primi quattro giorni saranno dedicati a varie manifestazioni collaterali, mentre i festeggiamenti veri e propri prenderanno il via con la tradizionale sfilata dei carri allegorici, giovedì 6 SAN BIAGIO PLATANI SCIACCA maggio, per le vie del centro storico e la consegna delle chiavi della città al famoso Peppe Nappa, maschera simbolo di questo carnevale, enorme pupazzo vestito di verde e di nero, colori del gonfalone del paese, che la notte del Martedì Grasso viene bruciata: nel rogo finiscono anche fischietti e martelletti.Un’esplosione di folklore. E un’occasione per dar libero sfogo all’allegria e per dedicarsi ai… peccati di gola.

Centro storico • 1-8 maggio www.carnevaledisciacca.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VIAGGIANDO E CURIOSANDO

 

Dopo tre secoli, a Palma di Montechiaro è possibile acquistare i “mandorlati del Gattopardo”, dolci confezionati su ricette centenarie nel monastero delle Benedettine del Santissimo Rosario, che venne fondato nel 1657 dai duchi di Lampedusa.

Arrivati fino al convento, merita una visita l’attigua chiesa in stile barocco. Le case di Linosa. Squadrate, con il tetto piatto. E coloratissime. Giallo ocra e rosso intenso, ma anche bianche e azzurre. È in queste allegre abitazioni che i proprietari affittano camere ai turisti durante tutto il periodo estivo.

Il teatro di Racalmuto, il Regina Margherita, costruito sul modello del Massimo di Palermo, era molto caro a Leonardo Sciascia che ne sollecitò i restauri dopo che quel gioiello di teatro all’italiana era stato trasformato in cinema e poi dimenticato. Riaperto nel 2003 dopo i restauri e una chiusura lunga quarant’anni, ne è oggi direttore artistico Andrea Camilleri. Stesso percorso ha compiuto Licata che dopo anni, ha riconquistato il suo Teatro comunale Re Grillo.

 

Agrigento e la Valle dei Templi Con il nome di Akragas la città fu fondata nel 581 a.C. dai coloni rodii e cretesi di Gela, e in poco tempo diventò uno dei centri più importanti della Magna Grecia, secondo in Sicilia solo a Siracusa. Gli edifici della Valle dei Templi vennero costruiti in massima parte nel V secolo a.C., tutti in stile dorico e usando come materiale la calda pietra calcarea locale: vederli oggi confondersi da lontano con il suolo sul quale sorgono, elementi del tutto naturali del paesaggio circostante, ne rende incredibile l’originaria coloritura, comune a tutti i templi greci. Il santuario giunto fino ai nostri giorni in condizioni migliori, grazie alla riutilizzazione come chiesa cristiana nel VI secolo d.C., è il tempio della Concordia. Il tempio di

Giunone Lacinia, periptero esastilo come il precedente, con 25 colonne superstiti, era il luogo destinato alla celebrazione dei matrimoni; pochi sono invece i resti di altri edifici, come i templi dedicati a Giove Olimpico, uno dei più grandi dell’architettura greca, e Vulcano. È il caso anche del tempio dei Dioscuri, le cui quattro colonne architravate rimaste in piedi sono però divenute il simbolo della città. I reperti rinvenuti ad Akragas e nel territorio circostante sono conservati nel Museo Archeologico, istituito nel 1967 in un’area in cui gli scavi hanno riportato alla luce altre tracce dell’antichità, come l’ekklesiasterion, struttura simile a un teatro usata per le adunanze popolari, e il quartiere ellenistico-romano. Il centro storico della città odierna si estende a nord della Valle dei Templi: alla fine del VII secolo d.C., infatti, la popolazione abbandonò la vallata per insediarsi sull’altura dell’acropoli. L’aspetto del centro storico, percorso da un labirinto di vicoli che si aprono in cortili e piazzette, si deve al periodo della dominazione araba, che ha lasciato in eredità anche numerosi toponimi. Sull’arteria principale, via Atenea, sono allineati chiese e palazzi stilisticamente eterogenei. A nord sorge la Cattedrale, la cui edificazione ebbe inizio alla fine dell’XI secolo: intitolata al santo vescovo Gerlando, fu nei secoli successivi più volte ampliata e rimaneggiata, come rivela la sovrapposizione di elementi barocchi a stilemi gotico-chiaramontani e normanni. Da vedere anche la chiesa di San Nicola, nei pressi del Museo Archeologico, Santa Maria dei Greci, costruita sui resti di un antico tempio dorico, e il monastero di Santo Spirito, nella parte orientale della città, sede dei Musei civici. Sciacca, fra le terme e il mare Posta lungo la strada che collega Agrigento a Selinunte, Sciacca è una delle più antiche città siciliane: fu fondata nel VI secolo a.C. dai Selinuntini, che ne fecero la loro stazione termale, ed è proprio alla qualità e all’abbondanza di acque e fanghi che ha legato nei secoli gran parte della sua fama. La città, noto centro di lavorazione della ceramica, si sviluppa su una serie di terrazze naturali che scendono verso il mare e conserva l’impianto urbano risalente al periodo arabo e normanno. Il centro di oggi è piazza Scandaliato, affacciata sul mare, sulla quale sorgono la settecentesca chiesa di San Domenico e il collegio dei Gesuiti, attuale sede del Municipio; poco distante si trova il Duomo, costruito nel 1108 e riedificato nel 1656. Oltre via Licata si incontra Terravecchia, l’antico quartiere medievale, mentre il terrazzamento che dal molo sale ripido verso il centro cittadino è il quartiere dei pescatori e dei vasai ceramisti. Meritano una visita lo Steripinto, palazzo dal bugnato a punta di diamante costruito nel 1501 in un originale stile siculo-catalano, e la chiesa di Santa Margherita, con il bel portale gotico-rinascimentale ornato con statue di Francesco Laurana.

 

«nel silenzio mi fortificai» Posto sulla sommità di un’assolata collina a 24 km da Agrigento, il piccolo centro di Racalmuto ha un nome di origine araba (Rahalmut) che significa ‘casale distrutto’. La località si è sviluppata in epoca feudale attorno al castello del signore del luogo, Federico II Chiaramonte. L’edificio, a pianta pentagonale con torri cilindriche, è una tipica costruzione militareresidenziale trecentesca, ma alcuni interventi compiuti in epoche recenti ne hanno in gran parte alterato la fisionomia originaria.

La notorietà di Racalmuto è indissolubilmente legata al nome di Leonardo Sciascia, che vi nacque nel 1921. Lo scrittore, scomparso nel 1989, rimase sempre fortemente legato alla sua terra e le sue opere, che studiano e rappresentano la realtà siciliana e la sua cultura, manifestano una partecipazione che trasuda quella che egli stesso chiamava la ‘sicilitudine’: l’anima antica dell’isola. Lo stemma di Racalmuto riporta la scritta «nel silenzio mi fortificai». Silenzio che alla gente ‘di fuori’ può apparire ostile o indifferente, ma che lo scrittore correttamente interpreta come raccoglimento, preparazione alla parola, che deve fluire precisa e arguta solo quando necessità lo richiede.

Eraclea Minoa, nel nome di Minosse Vuole una leggenda che per vendicarsi di Dedalo, reo di avere aiutato Teseo a orientarsi nel labirinto, il re cretese Minosse lo abbia inseguito fin sulle coste della Sicilia. Qui, tuttavia, Minosse venne ucciso dal re Caos, presso cui Dedalo aveva trovato rifugio, e al suo nome si fa risalire quello dell’antica città di Eraclea Minoa. Diventata colonia di Selinunte nel V secolo a.C., raggiunse l’apice del suo sviluppo in epoca ellenistica e venne poi conquistata dai romani; nel I secolo a.C. venne definitivamente abbandonata, forse a causa di una frana che distrusse la parte meridionale della città. In uno scenario naturale pressoché incontaminato, a una trentina di chilometri dal capoluogo, si possono oggi vedere i resti della 19 città, tra i quali spicca il teatro, scavato in una piccola altura e aperto verso il mare.

Isole Pelagie, natura incontaminata Sperdute nelle acque territoriali più meridionali d’Italia, più vicine all’Africa che alla Sicilia, le tre minuscole isole Pelagie (Linosa, Lampedusa e Lampione) mutuano il loro nome dalla sterminata distesa azzurra che le circonda (pelagos in greco significa ‘mare’). Troppo piccole ed esposte per servire da base militare, pur trovandosi sulle rotte più intensamente trafficate del Mediterraneo, si sono sempre trovate in una condizione di isolamento che, se da un lato non ha permesso lo sviluppo di un’economia autonoma, dall’altro le ha preservate. Le isole mantengono infatti intatti il loro aspetto selvaggio e la ricchezza della fauna marina e terrestre.

Chiamata Aethusa da Plinio il Vecchio, Linosa è costituita dalla sommità di un complesso vulcanico spento da circa 2000 anni, le cui falde si inabissano nel mare. Ben poco si sa della sua storia; solo la presenza di circa 150 cisterne scavate nella lava testimonia un’antica presenza romana. Lampedusa appare come un grande banco di roccia inclinato con un profilo costiero ricco di scogli e grotte intervallati da piccole radure sabbiose. Nel 1995 vi è stata istituita la Riserva Naturale per tutelare la scarsa macchia mediterranea superstite e rare specie faunistiche, come i colubri lacertino e dal cappuccio, due rettili di origine africana, e la tartaruga marina (Caretta caretta), che depone le uova sulla Spiaggia dei Conigli. Lampione non è altro che un minuscolo scoglio sormontato da un faro.