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Alfonso
Gaetani con uno
scopo preciso: esaltarela primavera
agrigentina e, al tempo stesso, promuovere
alcuni prodotti tipici siciliani.
Da lì la manifestazione si spostò, nel 1937,
ad Agrigento nello scenario della
Valle dei Templi. La 60°
edizione si celebra dal 3 al 13 febbraio,
insieme al 50° appuntamento con il Festival
del Folklore, il concorso tra gruppi
folkloristici che gareggiano in tre sezioni:
la danza, il costume tradizionale e
l’espressione musicale.
A questi appuntamenti ormai
consolidati vanno aggiunti il Festival
Internazionale, I bambini del mondo
e l’Etno Festival del Mandorlo.
Tra spettacoli, sfilate, sontuosi costumi e
momenti musicali con le bande, continua il
successo di questo evento multietnico dai
chiari significati allegorici ma assolutamente
concreti e vitali.
Un vero inno alla fraternità e alla pace tra
gli uomini e la natura.
Valle dei Templi • 3-13 febbraio
www.mandorloinfiore.net
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SETTIMANA PIRANDELLIANA E 42° CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI
PIRANDELLIANI
Si
svolgerà quest’anno dal 5 all’8 dicembre al Palacongressi di
Agrigento il 42° Convegno internazionale di Studi Pirandelliani.
Un
appuntamento articolato in aree tematiche che spaziano dalla
letteratura al cinema al teatro e con una struttura unica nel
suo genere che impegna le scuole di trenta province. Gli
studenti si raduneranno ad Agrigento durante i giorni del
convegno, atto finale di un intero anno di attività, e avranno
anche tempo per effettuare la visita dei luoghi pirandelliani. I
lavori prodotti concorreranno all’assegnazione dei premi
Pirandello per la
Rassegna Nazionale del Teatro Scuola e Cortometraggio,
per l’Atto
Unico, per la Poesia Giovani,
per la migliore
tesi di laurea,
per la migliore
Tesina studenti.
Tema
di quest’anno, “Il fu Mattia Pascal tra narrativa e cinema”,
quasi a voler confermare lo stretto legame esistente del cinema
italiano con la narrativa e il teatro del drammaturgo siciliano,
un interesse che non tende ad affievolirsi con il passare degli
anni, anzi torna a riproporsi con frequenza.
Ad
organizzare la manifestazione è il Centro Nazionale Studi
Pirandelliani, fondato nel 1967 con lo scopo, oltre che di
promuovere incontri tra critici e studiosi internazionali, anche
di raccogliere ogni testimonianza sull’opera di Luigi Pirandello,
attraverso il recupero di traduzioni, studi, pubblicazioni,
saggi, recensioni e articoli. La Settimana Pirandelliana offre
l’opportunità di vivere i luoghi pirandelliani e, dunque, di
meglio rapportarsi allo scrittore. Pirandello stesso era
cosciente di quanto Agrigento fosse il luogo più congeniale alla
sua scrittura, un ambiente dal quale egli assimilò umori,
caratteri, personaggi e luoghi trasferendoli nel regno
dell’arte.
Palacongressi • 5-8 dicembre
www.cnsp.it
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S AGRA
DEL TATARATÀ
C’è
una storia intorno a questa sagra che nel 2005 si svolgerà dal
21 al 23 maggio. Eccola. In un’epoca non definita, una vacca si
inginocchiava in un punto preciso della campagna di Chiudia:
scavando in quel luogo i pastori trovarono una croce lignea. Per
questa ragione, proprio lì venne eretta una chiesa. La festa di
Santa Croce e la Sagra del Tataratà ricordano e celebrano quell’antico
ritrovamento: la sagra ha un nome onomatopeico che deriva dal
suono del tamburo, uno dei protagonisti dell’appuntamento. Un
lungo corteo di sciabolatori in costume mimano una danza
moresca, dietro ecco il re, il medico di corte e le corporazioni
con i cavalli bardati.
L’ultimo giorno due opposte fazioni di sciabolatori, in un
combattimento simulato, si contendono il carro tirato da buoi su
cui è sistemata la Santa Croce. Il Pitrè sostiene che in questa
rappresentazione si vuol vedere “la festa degli uomini liberati
dalla schiavitù ai tempi di Costantino e la festa
dell’invenzione della Croce”.
Lungo
le strade del centro storico 21-23
maggio
Provincia di
AGRIGENTO

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G LI
ARCHI PASQUALI
A San
Biagio Platani le celebrazioni pasquali si protraggono ben oltre
il giorno della resurrezione di Cristo e vengono vissute nella
tradizionale e unica scenografia degli archi pasquali.
Si
assiste, infatti, alla competizione tra madonnara (devoti della Madonna) e signurara
(devoti del
Signore) per l’allestimento del grandioso impianto, antistante
la Chiesa Madre, degli archi addobbati con sculture di pani e
agrumi, una originale mescolanza di gastronomia e
architettura che celebra l’incontro tra la Madonna e il Cristo.
Lo spettacolo è avvincente e maestoso, tra intrecci di canne e
strutture in legno, ornate variamente con prodotti dei campi,
pani, dolci, datteri, rami di palma, fiori e immagini sacre. Le
due fazioni si impegnano per oltre due mesi in questa sfida
molto sentita e ricca di pathos.
Intorno alla Chiesa Madre
Settimana Santa

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C ARNEVALE
Un
Carnevale numero 105 ritardato
quest’anno a Sciacca, come se le maschere
agrigentine volessero tirarsi fuori dalla
mischia e proporsi in un periodo
insolito, raddoppiando la durata. La
manifestazione avrà luogo dalla prima alla
seconda domenica del mese di maggio:i
primi quattro giorni saranno dedicati a
varie manifestazioni collaterali,
mentre i festeggiamenti veri e propri
prenderanno il via con la tradizionale
sfilata dei carri allegorici, giovedì 6
SAN
BIAGIO PLATANI
SCIACCA
maggio, per le vie del centro storico e la
consegna delle chiavi della città al famoso Peppe
Nappa, maschera simbolo di
questo carnevale, enorme pupazzo vestito di
verde e di nero, colori del gonfalone del
paese, che la notte del Martedì
Grasso viene bruciata: nel rogo finiscono anche
fischietti e martelletti.Un’esplosione di folklore. E un’occasione per
dar libero sfogo all’allegria e per
dedicarsi ai… peccati di gola.
Centro storico • 1-8 maggio www.carnevaledisciacca.it
VIAGGIANDO E CURIOSANDO
Dopo
tre secoli, a
Palma di Montechiaro
è
possibile acquistare i
“mandorlati del Gattopardo”, dolci
confezionati su ricette centenarie nel
monastero delle Benedettine del
Santissimo Rosario, che venne fondato nel
1657 dai duchi di Lampedusa.
Arrivati fino al convento,
merita una visita l’attigua chiesa in stile
barocco. Le
case di
Linosa. Squadrate, con il tetto
piatto. E coloratissime. Giallo ocra
e rosso intenso, ma anche
bianche e azzurre. È in queste allegre
abitazioni che i proprietari affittano
camere ai turisti durante tutto il
periodo estivo.
Il
teatro di
Racalmuto, il
Regina
Margherita, costruito sul modello del
Massimo di Palermo, era molto caro
a Leonardo Sciascia che ne sollecitò i
restauri dopo che quel
gioiello di teatro all’italiana era stato
trasformato in cinema e poi dimenticato.
Riaperto nel 2003 dopo i
restauri e una chiusura lunga quarant’anni, ne è
oggi direttore artistico
Andrea Camilleri.
Stesso percorso ha compiuto Licata
che
dopo anni, ha riconquistato il suo
Teatro comunale Re Grillo.
Agrigento e la Valle dei Templi
Con
il nome di
Akragas la
città fu fondata nel
581 a.C. dai coloni rodii e cretesi di Gela,
e in poco tempo diventò uno dei
centri più importanti della Magna
Grecia, secondo in Sicilia solo a Siracusa. Gli
edifici della
Valle dei Templi vennero
costruiti in massima parte nel V secolo a.C.,
tutti in stile dorico e usando come
materiale la calda pietra calcarea locale:
vederli oggi confondersi da lontano con il suolo
sul quale sorgono, elementi del tutto
naturali del paesaggio circostante, ne rende
incredibile l’originaria coloritura,
comune a tutti i templi greci. Il santuario
giunto fino ai nostri giorni in condizioni
migliori, grazie alla riutilizzazione come
chiesa cristiana nel VI secolo d.C., è il
tempio della Concordia.
Il tempio di
Giunone Lacinia ,
periptero esastilo come il
precedente, con 25 colonne superstiti, era
il luogo destinato alla celebrazione dei
matrimoni; pochi sono invece i resti di altri
edifici, come i
templi dedicati a
Giove
Olimpico, uno
dei più grandi dell’architettura
greca, e
Vulcano. È il
caso anche del
tempio dei Dioscuri, le cui quattro
colonne architravate rimaste in piedi sono però
divenute il simbolo della città. I
reperti rinvenuti ad Akragas e nel territorio
circostante sono conservati nel Museo
Archeologico,
istituito nel 1967 in un’area in
cui gli scavi hanno riportato alla luce altre
tracce dell’antichità, come l’ekklesiasterion,
struttura simile a un teatro usata
per le adunanze popolari,
e il quartiere
ellenistico-romano. Il
centro storico della città odierna si
estende a nord della Valle dei Templi: alla fine
del VII secolo d.C., infatti, la popolazione
abbandonò la vallata per insediarsi
sull’altura dell’acropoli. L’aspetto del
centro storico, percorso da un labirinto di
vicoli che si aprono in cortili e piazzette, si
deve al periodo della dominazione araba, che
ha lasciato in eredità anche numerosi
toponimi. Sull’arteria principale, via
Atenea, sono allineati chiese e palazzi stilisticamente
eterogenei. A nord sorge la
Cattedrale,
la cui edificazione
ebbe inizio alla
fine dell’XI secolo: intitolata al santo
vescovo Gerlando, fu nei secoli successivi più
volte ampliata e rimaneggiata, come
rivela la sovrapposizione di elementi barocchi a
stilemi gotico-chiaramontani e
normanni. Da vedere anche la chiesa di San
Nicola, nei
pressi del Museo Archeologico,
Santa
Maria dei Greci,
costruita sui
resti di un antico tempio dorico, e il
monastero di Santo Spirito,
nella parte
orientale della città, sede dei Musei civici.
Sciacca, fra le terme e il mare
Posta
lungo la strada che collega Agrigento a
Selinunte, Sciacca è una delle più
antiche città siciliane: fu fondata nel VI
secolo a.C. dai Selinuntini, che ne fecero la
loro stazione termale, ed è proprio alla
qualità e all’abbondanza di acque e fanghi che
ha legato nei secoli gran parte della
sua fama. La città, noto centro di
lavorazione della ceramica, si sviluppa su una
serie di terrazze
naturali che scendono verso
il mare e conserva l’impianto
urbano risalente al periodo arabo e normanno. Il
centro di oggi è piazza
Scandaliato, affacciata sul mare, sulla quale
sorgono la settecentesca chiesa di San
Domenico e il collegio dei
Gesuiti,
attuale sede del Municipio; poco distante si
trova il
Duomo,
costruito nel 1108 e
riedificato nel 1656. Oltre via Licata si
incontra
Terravecchia,
l’antico quartiere
medievale, mentre il terrazzamento che dal
molo sale ripido verso il centro cittadino è il
quartiere dei pescatori e dei vasai
ceramisti. Meritano una visita lo
Steripinto,
palazzo dal bugnato a punta di
diamante costruito nel 1501 in un originale stile
siculo-catalano, e la chiesa di Santa
Margherita,
con il bel portale gotico-rinascimentale ornato con statue di
Francesco Laurana.
«nel
silenzio mi fortificai»
Posto
sulla sommità di un’assolata collina a 24
km da Agrigento, il piccolo centro di
Racalmuto ha un nome di origine araba (Rahalmut)
che significa ‘casale distrutto’. La
località si è sviluppata in epoca
feudale attorno al castello del signore del
luogo, Federico II Chiaramonte. L’edificio, a
pianta pentagonale con torri cilindriche, è una
tipica costruzione militareresidenziale
trecentesca, ma alcuni interventi
compiuti in epoche recenti ne hanno in
gran parte alterato la fisionomia
originaria.
La
notorietà di Racalmuto è indissolubilmente
legata al nome di Leonardo
Sciascia,
che
vi nacque nel 1921. Lo
scrittore, scomparso nel 1989, rimase
sempre fortemente legato alla sua terra e le
sue opere, che studiano e rappresentano la
realtà siciliana e la sua cultura, manifestano una
partecipazione che trasuda
quella che egli stesso chiamava la ‘sicilitudine’:
l’anima antica dell’isola. Lo stemma di
Racalmuto riporta la scritta «nel silenzio mi
fortificai». Silenzio che alla gente ‘di
fuori’ può apparire ostile o indifferente, ma
che lo scrittore correttamente
interpreta come raccoglimento, preparazione alla
parola, che deve fluire precisa e
arguta solo quando necessità lo richiede.
Eraclea Minoa, nel nome di Minosse
Vuole
una leggenda che per vendicarsi di
Dedalo, reo di avere aiutato Teseo a
orientarsi nel labirinto, il re cretese
Minosse lo abbia inseguito fin sulle coste della
Sicilia. Qui, tuttavia, Minosse venne
ucciso dal re Caos, presso cui Dedalo aveva
trovato rifugio, e al suo nome si fa
risalire quello dell’antica città di Eraclea Minoa.
Diventata colonia di Selinunte nel V
secolo a.C., raggiunse l’apice del suo
sviluppo in epoca ellenistica e venne poi
conquistata dai romani; nel I secolo a.C.
venne definitivamente abbandonata, forse
a causa di una frana che distrusse la parte
meridionale della città. In uno scenario
naturale pressoché incontaminato, a una
trentina di chilometri dal capoluogo, si
possono oggi vedere i resti della 19
città, tra i quali spicca il teatro,
scavato in una
piccola altura e aperto verso il mare.
Isole
Pelagie, natura incontaminata
Sperdute nelle acque territoriali più meridionali
d’Italia, più vicine all’Africa che alla
Sicilia, le tre minuscole isole Pelagie (Linosa,
Lampedusa e Lampione) mutuano il
loro nome dalla sterminata distesa
azzurra che le circonda (pelagos
in greco
significa ‘mare’). Troppo piccole ed
esposte per servire da base militare, pur
trovandosi sulle rotte più intensamente
trafficate del Mediterraneo, si sono sempre
trovate in una condizione di isolamento che,
se da un lato non ha permesso lo
sviluppo di un’economia autonoma,
dall’altro le ha preservate. Le isole mantengono
infatti intatti il loro aspetto selvaggio e la
ricchezza della fauna marina e
terrestre.
Chiamata
Aethusa da
Plinio il Vecchio,
Linosa è
costituita dalla sommità di un
complesso vulcanico spento da circa 2000
anni, le cui falde si inabissano nel mare.
Ben poco si sa della sua storia; solo la
presenza di circa 150 cisterne scavate nella
lava testimonia un’antica presenza
romana.
Lampedusa appare come un
grande banco di roccia inclinato con un
profilo costiero ricco di scogli e grotte intervallati da
piccole radure sabbiose. Nel 1995
vi è stata istituita la Riserva
Naturale per tutelare la scarsa macchia
mediterranea superstite e rare specie faunistiche, come
i colubri lacertino e dal
cappuccio, due rettili di origine africana, e la
tartaruga marina
(Caretta caretta),
che
depone le uova sulla Spiaggia dei Conigli.
Lampione non
è altro che un minuscolo
scoglio sormontato da un faro.
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