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• S ETTIMANA
SANTA DEI MISTERI
Una della
processioni più spettacolari nella Settimana Santa di
Caltanissetta è quella della Real
Maestranza con la partecipazione di circa quattrocento
rappresentanti delle varie corporazioni di arti e mestieri. Il
“capitano” – vestito secondo la tradizione settecentesca:
marsina, feluca con piuma nera coccarda tricolore, e spadino
alla cintura – guida il corteo facendosi carico del lutto di
tutti. Il giorno successivo, il Giovedì Santo, tocca alle Vare o
Misteri, ovvero degli imponenti carri su cui vengono montati
gruppi scultorei in legno, cartapesta e gesso che raffigurano,
generalmente, un momento della Via Crucis oppure dipinti famosi.
Il Venerdì Santo è la volta del Cristo Nero, un crocifisso di
legno nero ritrovato, nel 1625, in una grotta, portato a spalla
dai “fogliamari”, cioè i raccoglitori di verdure, che intonano
nenie funebri. La Settimana Santa nissena segue un cerimoniale
che risale a oltre due secoli fa, con il suo carico di riti e
usanze, fede e credenze pagane. E di pathos.
Luoghi: Centro storico Pasqua
www.comune.caltanissetta.it
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QUATTRO PASSI IN PROVINCIA
Caltanissetta, dall’antico
splendore al decoro moderno.
Caltanissetta sorge
lungo le pendici meridionali del monte San Giuliano ed è il
capoluogo di provincia di un territorio, quello nisseno, che in
passato ha visto alternarsi fasi di grande splendore economico e
commerciale e di decadenza. Per la visita della città si può
iniziare da piazza Garibaldi, sulla quale si affaccia la
Cattedrale,
conosciuta perlopiù con il nome di Santa Maria la Nuova e
costruita fra il 1570 e il 1622. Gli affreschi settecenteschi di
Guglielmo Borremans coprono la volta della navata centrale: si
tratta di uno dei più importanti cicli pittorici dell’Italia del
Sud, tornato all’originario splendore grazie al restauro
completato nel 2002. Lo stesso anno ha visto anche la riapertura
del Museo Diocesano, dov’è esposta una collezione di statue,
dipinti e paramenti sacri dal XVI al XIX secolo. Molto ricco è
l’interno della chiesa di Sant’Agata, la cui facciata barocca,
intonacata in un caldo colore arancio, si erge sulla scalinata
che domina la prospettiva di corso Umberto I. Edificata agli
inizi del XVII secolo, ha una pianta a croce greca e presenta
interni decorati con stucchi e marmi policromi, oltre a
conservare un ricchissimo altare del transetto sinistro, con una
grande pala marmorea di Ignazio Marabitti. Nelle vicinanze,
dietro il Municipio, è l’incompiuto seicentesco palazzo Moncada.
Una visita al Museo Archeologico permette di osservare i reperti
provenienti anche dai vicini siti di Capodarso e Sabucina, dove
gli scavi hanno riportato alla luce i resti di insediamenti
risalenti all’età del Bronzo. Da via San Domenico, la ripida
salita di via degli Angeli conduce al Castello di Pietrossa.
Fondato dagli Arabi ma rifatto dai Normanni e distrutto dal
terremoto del 1567, offre un bel panorama sulla città e sul
territorio circostante fino alla valle del Salso.
Una terra di solfatare
L’area
solfifera, che si estende dalla zona di Caltanissetta fino ai
dolci rilievi dell’Agrigentino, si presenta come un territorio
di colline brulle e giallastre (tranne in primavera, quando il
grano le tinge di verde intenso), dove le fitte macchie dei
rimboschimenti non sono ancora riuscite ad occultare
completamente il paesaggio delle miniere di zolfo abbandonate,
fatto di montagne desolate, forata da pozzi e gallerie. Un
itinerario ideale è quello che dal capoluogo tocca San Cataldo,
Milena, Mussomeli e Marianopoli, chiudendosi poi nuovamente su
Caltanissetta. Lungo il tragitto si toccano località minerarie
che vissero l’illusione del benessere derivante dallo zolfo,
borghi a carattere agricolo-minerario che portano i segni di una
storia amara e villaggi in cui, invece, si conserva un’atmosfera
genuina di vita rurale.
La vicenda dello zolfo si colloca nel XIX secolo,
quando le nascenti industrie francesi e inglesi ne formularono
la richiesta per la produzione di acido solforico. In breve
tempo le solfatare della Sicilia centrale si moltiplicarono; nel
1834, delle 196 siciliane 88 ricadevano nel territorio di
Caltanissetta. Nella seconda metà dell’800 la Sicilia puntò
sull’affare dello zolfo, che si protrasse fino alla fine di quel
secolo, quando entrò sul mercato, con prezzi
concorrenziali, lo zolfo americano. La crisi fu inevitabile e a
poco servì l’istituzione, negli anni del secondo dopoguerra,
dell’Ente Minerario Siciliano.
Nel territorio di Caltanissetta è possibile
visitare diverse miniere dove, addentrandosi nelle ‘discendiere’,
gli stretti corridoi lungo i quali lo zolfo veniva trasportato a
spalla, e nei ‘calcaroni’, le fornaci in muratura in cui il
minerale veniva bruciato. Nel capoluogo sono gli impianti delle
miniere Gessolungo, Trabonella e Tuminelli;
a pochi chilometri dal centro abitato di Delia, è la storica
solfatara Saponaro; nell’area mineraria tra San Cataldo e
Serradifalco, ci sono invece le miniere San Cataldo,
Pozzo Palo e
Bosco.
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