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Il marzapane, una miscela di mandorle e zucchero, fu importata dagli arabi in Sicilia nel Duecento e da allora è utilizzata per creare delle stupende sculture di frutta.

 
 
Folklore, tradizioni, feste, cultura e ambiente nella Provincia di Catania
 

 

PROVINCIA DI CATANIA

• VIAGIANDO E CURIOSANDO

Il Parco regionale dell’Etna è stato il primo ad essere istituito in Sicilia per salvaguardare il patrimonio ambientale del vulcano. Nell’area sono presenti colate laviche recenti ed altre ben più antiche dove si estendono boschi e pinete. Le escursioni a piedi o in jeep partono da Piano Provenzana e da Nicolosi. E sempre intorno all’Etna si trovano Paternò e Bronte, indiscusse capitali delle arance e dei pistacchi. Per questo bisogna ringraziare gli arabi: furono loro che importarono gli agrumi e i pistacchi in Sicilia. Nicolosi è uno dei deliziosi paesi che circondano quella “colonna del cielo” che è l’Etna. Caratteristici sono gli oggetti in legno dell’artigianato locale, esposti nell’annuale Mostra-Mercato dell'artigianato e del folklore che si svolge nel mese di agosto. Mario Gemmellaro, celebre vulcanologo che, con i suoi studi, dimostrò che il monte Etna è in realtà un agglomerato di piccoli vulcani non poteva che nascere a Nicolosi. Nel 1829, in seguito a questa scoperta, fu insignito di una medaglia d'oro da parte dell’Accademia della Scienze di Berlino.

 

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TEATRO MASSIMO “BELLINI” STAGIONE TEATRALE

Tra tradizione e innovazione: una prima nazionale assoluta, un balletto in prima europea, una prima per Catania, tre opere del grande repertorio del melodramma italiano, un balletto molto popolare, un totale di sessanta recite. La Stagione teatrale 2005 della Fondazione Teatro Massimo “Bellini” di Catania si è aperta il 20 gennaio con Guntram di Richard Strauss, opera mai rappresentata in Italia e che da lungo tempo non veniva rappresentata in forma scenica. Quasi l’intero secondo atto dell’opera fu composto alla fine del 1892 a Ramacca, in provincia di Catania, dove Strauss si trovava per un periodo di convalescenza, ospite della nipotina di Listz, sposata al conte Gravina.

Se la Stagione 2004 si aprì con un grande e popolare capolavoro come la Traviata, la Stagione 2005 ha visto una vera e propria operazione di recupero culturale, quasi un inedito, con la direzione d’orchestra e la regia di Gustav Kuhn. A seguire la prima europea del balletto Terra Brasilis del “Centro Cultural Opera Brasilis”, diretto da Fernando Bicudo, una singolare carrellata sulla storia millenaria di un popolo. Il terzo titolo della stagione riporta a Catania Madama Butterfly di Giacomo Puccini, con la direzione d’orchestra di Alberto Veronesi e regia, scene, costumi e luci di Roberto Laganà Manol. Poi ecco la musica di Gaetano Donizetti, con Don Pasquale. Direttore Stefano Ranzani, regia di Marco Pucci Catena e un nuovo allestimento scenico creato appositamente per il “Bellini” da Arianna Kollner. Si prosegue con il balletto Lo Schiaccianoci di Piotr Ilic Ciaikovsky con le coreografie di Charles Jude, la direzione di Philippe Béran e la compagnia dell’Opera National de Bordeaux. Alla ripresa autunnale, la Stagione propone uno dei grandi capolavori diGiuseppe Verdi, Un ballo in maschera, con il ritorno di un beniamino del pubblico catanese, il tenore augustano Marcello Giordani. L’orchestra del “Bellini” è diretta da Renato Palumbo, la regia è di Lorenzo Mariani. La stagione 2005 si conclude con la prima rappresentazione a Catania di Jenufa di Leos Janacek. L’allestimento è del Teatro Nazionale dell’Opera di Praga con la regia di Jiri Nekvasil e la direzione d’orchestra di Jan Chalupecky. Ricca di appuntamenti anche la stagione dei concerti sinfonici, di musica da camera e dei recital.

 

Teatro Massimo “Bellini”gennaio-maggio www.teatromassimobellini.it

 

FESTA DI SANT’AGATA

Non si sa con precisione se Agata, rampolla di una nobile famiglia catanese, fu perseguitata dall’imperatore Decio o se fu torturata, subendo il supplizio dei carboni accesi e dell’amputazione dei seni, per aver rifiutato di sposare il proconsole Quinziano, prefetto in Sicilia. L’ira di un uomo respinto può essere devastante e, infatti, Agata morì in carcere. Pare che al momento del suo decesso un terremoto scosse Catania e l’anno successivo, proprio nel giorno dell’anniversario della morte, l’Etna riprese la sua attività eruttiva. Ma i fedeli fecero scudo contro la lava con il velo appartenuto alla santa e il vulcano si placò.

Una santa così merita tutti i quattro giorni di intensi festeggiamenti a lei dedicati, mentre quel velo miracoloso, conservato nella Cattedrale di Catania in uno scrigno, insieme con altre reliquie della santa, viene esposto già a gennaio.

Il 3 febbraio iniziano le solenni celebrazioni con la processione della luminaria a cui prendono parte attiva il sindaco e la giunta comunale, sistemati all’interno di una carrozza del tutto simile a quella appartenuta a Ferdinando II di Borbone. Il corteo raggiunge la chiesa di San Biagio, luogo in cui la santa fu posta sui carboni ardenti; seguono l’offerta della cera e l’omaggio floreale alla santa da parte dei vigili del fuoco. La mattina del 4 inizia la processione delle reliquie con il pesante carro della patrona trascinato dai fedeli vestiti con il tradizionale sacco bianco e il berretto di velluto nero che, tirando le funi, gridano «Viva Sant’Agata». Stessa processione con il fercolo della santa ma differente itinerario il giorno successivo, con alcune soste prestabilite. Undici candelore, grossi ceri inseriti in candelabri in legno scolpiti, aprono il corteo.

Poche altre regioni d’Italia custodiscono così gelosamente le proprie tradizioni come la Sicilia, dove le feste religiose continuano a essere sentite e celebrate solennemente, come testimonia la ricorrenza di Sant’Agata a Catania. La festa diventa un’unità complessa di cerimonie che rivela l’antico legame con i riti agrari di origine pagana. In occasione delle celebrazioni dedicate a Sant’Agata, è tradizione preparare dei dolcetti di mandorla a forma di olive. La leggenda racconta che nel luogo dove la Santa si chinò per allacciarsi un calzare, mentre veniva portata da Quinziano per subire il processo, nacque un ulivo. Da qui le “olivette di Sant’Agata”.

Centro storico • 2-5 febbraio www.apt.catania.it

 

ACIREALE: IL CARNEVALE

Viene considerato il “più bel Carnevale di Sicilia” e le sue origini sono tardo seicentesche quando, sotto la dominazione aragonese, il centro divenne un importante polo economico e culturale di tutta l’Isola. Altre fonti, invece, ne danno testimonianze più remote. Ha subito dei mutamenti durante il corso degli anni - con l’introduzione dei minatizzi, poeti dialettali, della cassariata, la sfilata di carrozze che trasportano figuranti, e di giochi popolari come la ’ntinna, la corsa dei sacchi e le gare gastronomiche, fino a diventare, a partire dal 1929, una delle manifestazioni più spettacolari per l’imponenza delle costruzioni in cartapesta – frutto di un grande fervore creativo degli artigiani – le auto infiorate, le ma schere allegoriche, la partecipazione degli studenti al concorso “Scuole in maschera”. Grande suggestione è data dalle sfilate serali durante le quali, una particolare  illuminazione esalta la grandiosità dei carri, dando vita a un suggestivo spettacolo di colori e luci per le migliaia di persone che gremiscono le strade e le piazze del centro storico. Nel segno del divertimento e del travestimento.

Centro storico • febbraio www.carnevalediacireale.it

 

CALTAGIRONE: LA SCALA ILLUMINATA

Lo spettacolo è di quelli che non si dimenticano: una lunga scala che diventa una sorta di arazzo di luce e fuoco. Succede la notte tra il 24 e il 25 luglio, in occasione della festa del patrono, San Giacomo e, successivamente, tra il 14 e il 15 agosto, quando la Scala di Santa Maria del Monte, vecchia di quattrocento anni, viene illuminata da circa quattromila luci colorate. I “coppi”, dentro i quali sono posti dei lumini alimentati da olio d’oliva, vengono disposti su ogni gradino, seguendo un disegno che cambia ogni anno, e accesi con i buceddi, degli steli secchi o, più semplicemente, con un’asticina di legno. Alle 21.30, disattivata l’illuminazione pubblica, il capomastro dà il via, la Scala s’illumina e il disegno nascosto si rivela. Un po’ di storia. La scalazza serve a collegare il nuovo centro con la parte del paese che si è sviluppata intorno alla chiesa Madre: è lunga 130 metri e delimitata da due file di palazzi. La sua costruzione richiese ben dieci anni di lavoro. Dal 1956 i centoquarantadue gradini che la compongono sono stati rivestiti di maiolica policroma che riproduce i motivi usati dai maiolicari siciliani dal X al XX secolo, con figure geometriche o immagini floreali. Vengono quindi ripresi esempi di stile arabo, normanno, angioino-aragonese, svevo spagnolo, barocco, chiaramentano, rinascimentale, settecentesco, ottocentesco e contemporaneo.

Scala di Santa Maria • 24-25 luglio www.comune.caltagirone.ct.it

 

QUATTRO PASSI IN PROVINCIA

Catania, ai piedi della Montagna La provincia di Catania presenta un quadro ambientale assai ricco: basti osservare che in uno spazio di appena 19 chilometri si passa dal litorale marino alla cima del vulcano più attivo d’Europa, passando attraverso una straordinaria varietà di paesaggi modellati dalle lunghe vicende geologiche e dalle recenti attività antropiche. In omaggio a uno dei suoi cittadini più illustri, Vincenzo Bellini, la visita del capoluogo etneo può iniziare dalla zona del teatro (1890) a lui intitolato e disegnato da Carlo Sada in elegante stile secondo impero. A sud si raggiunge piazza San Placido che prende nome dalla bella chiesa barocca, la cui facciata del 1769 è opera di Stefano Ittar, che, insieme a Giovan Battista Vaccarini, fu l’artefice principale della Catania settecentesca, risorta dopo le distruzioni dovute all’eruzione dell’Etna del 1669 e al terremoto del 1693. Ittar collaborò anche alla costruzione del vicino palazzo Biscari, splendido edificio barocco iniziato nel 1702. Per via Vittorio Emanuele, all’ombra dell’imponente cupola della badia di Sant’Agata, capolavoro di Giovan Battista Vaccarini realizzato fra il 1735 e il 1767, si raggiunge il fulcro del centro cittadino: piazza Duomo è ornata al centro dalla fontana dell’Elefante, il “Liotru” di pietra lavica simbolo di Catania. Il Duomo, dedicato a Sant’Agata, fu ricostruito all’inizio del XVIII secolo in stile barocco, mantenendo però le absidi e il transetto dell’originaria struttura normanna. Seguendo il tracciato dei cosiddetti “archi della marina”, le arcate della linea ferroviaria una delle quali ospita, nei della Pescheria, si giunge a Castello Ursino: sorto per volere di Federico II di Svevia e completato nel 1250, è sede del Museo Civico, nato da raccolte private cittadine, in particolare da quelle archeologiche del principe di Biscari, ammirate da Goethe, e dei Benedettini. Si ritorni verso il centro percorrendo via Crociferi, suggestiva soprattutto di sera, alla luce dei lampioni. Lungo il suo breve corso si trovano le chiese più rappresentative del barocco catanese, come San Giuliano. Si incrocia poi la scenografica via Di Sangiuliano, dove si trovano belle dimore nobiliari come palazzo Manganelli. La via sale a piazza Dante, dominata dal complesso di San Nicolò, con la chiesa – la più grande di tutta la Sicilia – incompiuta e il monastero benedettino, che oggi ospita aule e istituti universitari. Da qui pochi passi conducono all’animatissima, vasta piazza Stesicoro, dove sono i resti dell’anfiteatro romano. Sulla piazza e nelle immediate vicinanze sorgono tre chiese intitolate a Sant’Agata e legate al martirio della vergine patrona della città: Sant’Agata alla Fornace, Sant’Agata al Carcere e Sant’Agata la Vetere. Nella vicina piazza Carlo Alberto, la Fiera, ha luogo il mercato più vasto e colorato della città. Piazza Stesicoro interrompe via Etnea, il salotto dei Catanesi: a nord si trova villa Bellini, a sud si ritorna verso piazza del Duomo. In quest’ultimo tratto si impongono due soste: alla Collegiata, la cui scenografica facciata (1758) è il capolavoro di Ittar, e il bel cortile dell’Università, altra opera di Vaccarini, circondato da un doppio loggiato e pavimentato da pietra lavica e ciottoli bianchi a formare un raffinato mosaico. La costa dei Ciclopi fino ad Acireale Dalla zona portuale di Catania ad Acireale si estende uno dei più suggestivi litorali della costa ionica, caratterizzato da scogliere di origine vulcanica, nel caratteristico colore antracite, che si spingono nel mare per alcune decine di metri. Di fronte all’abitato di Aci Trezza si stagliano le imponenti sagome dei faraglioni dei Ciclopi, monoliti di nero basalto colonnare figli della Montagna (l’Etna); per il grande interesse geologico e naturalistico sono stati dichiarati Riserva Naturale Marina. Come altre cittadine della costa a nord di Catania, Acireale deve il prefisso del suo nome a un corso d’acqua, oggi sotterraneo, che il mito legava alla storia d’amore fra Aci e Galatea. Si affaccia sul mare a 16 km da Catania, su un terrazzo naturale dove fu fondata nel 1326. Cuore della cittadina è la bella piazza del Duomo, che accoglie importanti edifici storici: il Duomo, che ha assunto l’attuale pianta a croce latina su tre navate solo nel Seicento, la basilica dei Santi Pietro e Paolo, che presenta un prospetto settecentesco realizzato su disegno di Pietro Paolo Vasta, e il palazzo di Città, più volte ricostruito in seguito ai danni provocati dai terremoti ma che ha fortunatamente mantenuto il prospetto originario, d’impronta tardobarocca. La basilica di San Sebastiano, restaurata dopo il terremoto del 1693, è l’esempio più significativo del barocco acese. Completano la visita della città le terme di Santa Venera, che hanno origini antiche poiché le acque termali erano conosciute e usate sia dai Greci sia dai Romani, e la Biblioteca Zelantea, una delle istituzioni culturali più importanti dell’Isola; nell’annessa Pinacoteca sono raccolte opere di scuola siciliana dal XVI al XX secolo. La Riserva Naturale Fiumefreddo e le Gole dell’Alcàntara A nord di Acireale dalla strada litoranea che da Fondachello conduce a Marina di Cottone, è possibile accedere a uno straordinario ambiente naturale: la Riserva orientata “Fiume Fiumefreddo”. Una peculiare vegetazione acquatica e semisommersa, rappresentata da entità di notevole interesse fitogeografico (ranuncolo a pennello, brasca, veronica acquatica), offre riparo a un’interessante comunità animale costituita da anfibi, crostacei, pesci (anguille e trote fario) e uccelli. Fra questi ultimi si segnala la presenza sempre più assidua di tarabusini, gallinelle d’acqua aironi cenerini e rossi. Da Fiumefreddo, seguendo la statale 114 si raggiunge Calatabiano; da qui si risale per circa 12,2 km il letto dell’Alcàntara (SS 185) per conoscerne da vicino il corso e le sue gole. La storia del fiume ha radici assai remote: il suo alveo è figlio del fuoco lavico scaturito dal cratere Moio, situato sul fianco settentrionale dell’Etna, che nella fase di raffreddamento e consolidamento diede vita a spettacolari basalti colonnari, che nell’arco di millenni hanno subito l’erosione delle gelide acque dell’Alcàntara. Il fiume nasce a 1259 metri di quota sui monti Nebrodi e scende a valle per anse tortuose spesso inaccessibili, punteggiato da laghetti e cascate. Nelle Gole, lunghe 460 metri, si incunea fra pareti a strapiombo profonde anche 50 metri e distanti 5. Caltagirone, regina della ceramica Situata in posizione strategica per il controllo delle vaste pianure di Catania e di Gela, Caltagirone fu abitata già nella Preistoria, come attestano i numerosi ritrovamenti archeologici che indicano la continuità della presenza dell’uomo dall’età del Bronzo fino all’epoca romana. Per ritrovare le origini della produzione artigianale della ceramica si deve invece risalire al periodo della dominazione araba: da allora la lavorazione e il commercio di questo materiale, ampiamente utilizzato nell’architettura urbana, non ha mai smesso di sostenere l’economia locale, ed è oggi più vitale che mai. La rilevanza di quest’arte è documentata dal Museo regionale della Ceramica, cui si accede dal Teatrino del bel Giardino pubblico. Da qui via Roma conduce fino a piazza Umberto I, dove si trovano il Duomo e la Corte Capitaniale, originale costruzione a un piano risalente al XVI secolo. Simbolo della città è però la celebre scala che da piazza del Municipio sale fino alla chiesa di Santa Maria del Monte.

 

 
 
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