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Il marzapane, una miscela di mandorle e zucchero, fu importata dagli arabi in Sicilia nel Duecento e da allora è utilizzata per creare delle stupende sculture di frutta.

 
 
Folklore, tradizioni, feste, cultura e ambiente nella Provincia di Enna
 

 

PROVINCIA DI ENNA

• VIAGIANDO E CURIOSANDO

In un bacino culturale che comprende Piazza Armerina, i resti di Morgantina, Pergusa e il Castello di Lombardia di Enna, ecco un importante sito di archeologia industriale, il Parco Minerario Floristella e Grottacalda (0935- 89135), sorto nel luogo dove si trovava la più grande miniera di zolfo di Sicilia. Di questa cattedrale della fatica parla Pirandello nella novella Ciaula scopre la luna. Leonforte merita una visita soprattutto per la sua monumentale fontana barocca costituita da 24 cannelli inseriti in una facciata con altrettanti archi a tutto sesto, scolpiti con fiori e figure in rilievo: un suggestivo sipario su tutta la vallata. Due gli squisiti prodotti tipici di assoluta qualità: le fave larghe e le pesche.

 

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  ENNA: SETTIMANA SANTA

Questa provincia nascosta all’interno della Sicilia e protetta da Demetra si distingue per tradizioni del tutto peculiari. Uno dei momenti più suggestivi per visitare Enna è la Settimana Santa, i cui riti risalgono alla dominazione spagnola. Allora le confraternite vennero autorizzate dal sovrano a costituirsi liberamente come organizzazioni religiose, partecipando così attivamente alla vita sociale della città con ruoli ben definiti, dal sostentamento dei poveri all’assistenza dei condannati a morte. Oggi le confraternite, sia pure in numero ridotto, svolgono ugualmente un ruolo fondamentale come animatrici della Settimana Santa. Ogni confraternita, nel giorno e nell’ora stabilita, parte in processione dalla propria chiesa fino a raggiungere il Duomo dove si celebra il rito funebre: la prima a muoversi è la confraternita della Passione che, lungo il tragitto, preleva la vara della Vergine, ospitata dalla chiesa dell’Addolorata. Il giorno di Pasqua, sempre in piazza Duomo, i simulacri del Cristo Risorto e della Madonna s’incontrano per la cosiddetta Paci, nel pomeriggio, dopo la benedizione, avviene invece la Spartenza e i due simulacri ritornano nelle rispettive chiese di appartenenza.

Centro storico • Pasqua  www.apt-enna.com

• AGIRA: PRESEPE VIVENTE

Di grande suggestione è il Presepe Vivente, nato nel 1989 in questa cittadina, patria di Diodoro Siculo, dal tessuto urbano piuttosto ben conservato e articolato in una complessa rete di percorsi di chiara matrice islamica. È l’unico in Italia a svolgersi proprio durante la notte di Natale. Alla rappresentazione, che ha luogo nella zona più antica del paese e trova il suo epilogo nel Castello, partecipano più di cento figuranti in costumi del tempo, tra musiche, poesia, canti. Ma il Presepe Vivente di Agira non è soltanto un modo per rivivere in maniera suggestiva la Natività: fin dalle prime ore della serata, infatti, i figuranti rievocano gli antichi mestieri, dallo zampognaro alla filatrice, dal falegname al pastaio. Oltre alla Natività, momenti di grande suggestione sono l’Annunciazione dell’Angelo a Maria e l’ingresso a Betlemme di Maria e Giuseppe.

Centro storico • 24-25 dicembre www.comune.agira.en.it

• PERGUSA: STAGIONE MOTORISTICA

Oltre alle sue attrattive naturali, che ne fanno uno dei luoghi preferiti dagli appassionati di natura e ambiente, Pergusa è rinomata per il suo autodromo. Creato nel 1951, si sviluppa per 4950 km, ha una larghezza media di 14 metri e una capienza di oltre ottomila posti. Nel 2004 il circuito è stato teatro di rilevanti gare. Tra queste, la “24 ore di Sicilia”, che si disputa insieme alla “Sei ore Endurance Touring Cars”, il Gran Premio del Mediterraneo, gara prestigiosa che comprende la Formula 3000 Euro Series, il Premio Pergusa, con il Campionato Italiano Velocità Turismo, il Campionato Italiano Superproduzione, il Campionato Italiano di Formula 3 e il Campionato Italiano GT. Il programma ha previsto, inoltre, tre prove del Campionato Regionale Proserpina di Motard e Scooter e due gare su strada. Quest’anno, le manifestazioni motoristiche avranno luogo da aprile ad ottobre.

Autodromo di Pergusa • aprile-ottobre www.autodromopergusa.it

• PIAZZA ARMERINA: PALIO DEI NORMANNI

Ogni anno Piazza Armerina rivive atmosfere e suggestioni medievali con il Palio dei Normanni, manifestazione che, insieme alla Villa Romana del Casale e ai suoi mosaici, ha reso celebre la cittadina. Istituito nel 1952, il Palio rievoca le gesta di Ruggero d’Altavilla che, nel 1071, cacciò i Saraceni e s’insediò in Sicilia. Secondo la tradizione, papa Nicolò offrì al sovrano un vessillo raffigurante una Madonna con Bambino. Il sovrano donò il vessillo a Piazza Armerina. Dal 12 al 14 agosto di ogni anno, le giornate si susseguono tra riti sacri e profani, seguendo rigorosamente un iter, suggerito dalla tradizione. Il primo giorno, una lampada accesa viene portata in corteo al Duomo e messa ai piedi del vessillo della patrona. Il secondo giorno viene rievocato l’ingresso trionfale di Ruggero d’Altavilla in città, mentre il terzo e ultimo giorno prevede una giostra medievale con prove di abilità che coinvolgono cinque cavalieri per ogni quartiere. Al termine, una processione si snoda lungo le vie cittadine.

Centro storico • 12-14 agosto www.paliodeinormanni.it

• QUATTRO PASSI IN PROVINCIA

Enna, belvedere di Sicilia

Il capoluogo di provincia più alto d’Italia (931 m) è un belvedere naturale che si estende sulla sommità di un monte ammantato di nebbia anche in piena estate, nel cuore della Sicilia. I Sicani vi introdussero la coltivazione del grano, cui si lega il mito di Cerere e Proserpina: sullo sperone roccioso detto rocca di Cerere rimangono ancora i resti del tempio dedicato alla dea. Se si indugia ancora a est della città, lo sguardo è catturato dalla mole del Castello di Lombardia. La visita da qui segue il tracciato di via Roma, che conduce fino al Duomo (XIV-XVI secolo): la facciata si erge su un’alta scalinata ed è sormontata da una torre campanaria del Seicento. L’interno è a tre navate, tutto giocato sul contrasto tra i fusti delle colonne, realizzati in scura pietra lavica, e le chiare decorazioni delle arcate ogivali, che indirizzano lo sguardo verso il ricco soffitto ligneo a cassettoni. Alle spalle è il Museo Alessi, con l’eccezionale collezione numismatica del canonico Giuseppe Alessi, la pinacoteca e il Tesoro del Duomo. Nelle sale del vicino palazzo Varisano, in stile barocco, sono esposti i reperti del Museo Archeologico, in gran parte relativi alla colonizzazione greca (VI secolo a.C). Degne di segnalazione la chiesa barocca di San Giuseppe, in piazza Coppola, dalla tipica facciata a torre (così caratteristica dei luoghi di culto ennesi) e la chiesa di San Tommaso, che si incontra oltrepassando via Pergusa; il suo campanile è in realtà un’antica torre appartenente alla cerchia muraria difensiva. Una sosta richiede anche la torre di Federico II, peraltro visibile da più punti della città: costruita nel XIII secolo sulla cima di una collina, ha base ottagonale ed è alta 24 m. Secondo alcuni studiosi, la torre starebbe a indicare l’umbilicus Siciliae, cioè il centro dell’Isola. Che sia valida o no tale interpretazione, la sua struttura esibisce l’inconfondibile stile federiciano: come l’impianto ottagonale (simile a Castel del Monte), la disposizione su più piani e la quasi totale assenza di ornamentazioni. Inoltre, come Castel del Monte, si vuole avesse anche una funzione di misurazione astronomica, cioè per determinare il rapporto spazio-tempo nel momento dell’ingresso nel solstizio d’estate.

 

Agira, città di San Filippo

Una delle più antiche città della Sicilia centrale si estende sulle pendici del monte Teia e domina la fertile valle del fiume Salso. Guardando in ogni direzione si può godere uno splendido panorama, che spazia dai monti circostanti alla pianura di Caramitia, fino a scorgere a nord-ovest la sagoma dell’Etna. La sua remota fondazione è comprovata dai ritrovamenti archeologici che attestano la presenza di abitati umani del Paleolitico, Neolitico ed età del Bronzo. Ad Agira giunse nel I secolo d.C. il taumaturgo siriaco Filippo, cui è dedicata la chiesa dall’interno a tre navate costruita nei primi decenni del XIV secolo e rimaneggiata alla fine del Settecento.

È ancora al patrono San Filippo che la tradizione attribuisce la fondazione dell’Abbazia, il cui attuale interno risale alla ricostruzione avvenuta nel Settecento. Da una scala nella navata sinistra si accede alla Cateva, grotta nella quale il santo morì e fu sepolto. Altri edifici religiosi importanti sono la chiesa di Sant’Antonio di Padova, eretta nella prima metà del Cinquecento e ricostruita dopo il 1693, quella del Santissimo Salvatore, il cui impianto originario risale al XII secolo, e la chiesa di Santa Maria Maggiore, di epoca normanna e con l’interno a due navate. Sulla cima del monte, che doveva essere fortificata già in età greca, restano le tracce dell’antico castello, probabilmente una costruzione sveva che era però

 

Pergusa, Proserpina e una Riserva Naturale

L’abitato di Pergusa si è sviluppato agli inizi del secolo scorso sulle sponde dell’omonimo lago, una decina di chilometri a sud di Enna. Legato al mito del ratto di Proserpina, il lago è di origine plutonica e privo di immissari o emissari. È un luogo di sosta per gli uccelli migratori, attratti dalla fitta vegetazione che lo circonda: intorno crescono infatti piante di eucalipto, ed è anche circondato dal tracciato dell’autodromo.

Questo bacino naturale di acque lievemente salmastre, il più interno della Sicilia, rimane un’area di notevole interesse naturalistico: il lago è stato infatti dichiarato Riserva Naturale Speciale in virtù dei periodici processi di arrossamento delle sue acque, dovuti a fenomeni iologici e di solforiduzione: con ciclo decennale, le acque si colorano infatti di un rosso carminio, tanto che più volte si è parlato di “lago di sangue”. Nelle vicinanze si può anche visitare il sito archeologico di Cozzo Matrice, dove alla fine degli anni Settanta sono state scoperte tombe a camera di una necropoli rupestre, tracce di capanne dell’età del Rame e un lungo tratto di mura difensive.

 

Piazza Armerina: la villa, ma non solo

Dire Piazza Armerina equivale a correre immediatamente con il pensiero ai bellissimi mosaici romani della Villa del Casale, fuori dal centro abitato. Gli scavi condotti a partire dal 1929 hanno infatti riportato alla luce un vasto edificio del IV secolo d.C. che comprende quaranta locali, sistemati a terrazze per adeguarsi alle caratteristiche del territorio e raggruppati in quattro sezioni: ingresso principale e area termale, peristilio con soggiorno e foresteria, ambienti privati e basilica, triclinio e cortile ellittico. Quasi tutti gli ambienti sono pavimentati con mosaici policromi che illustrano scene mitologiche e immagini di vita quotidiana. Il più famoso è forse quello delle Fanciulle in bikini, che raffigura dieci donne che indossano sgambati costumi a fascia: alcune hanno in mano attrezzi ginnici, altre danzano, giocano o corrono, mentre una ha la testa cinta da una corona e porta in braccio un ramo, simboli entrambi di vittoria in una competizione. Ma la fama della villa, la testimonianza più rilevante della civiltà romana nell’Isola, ha a lungo tenuto nell’ombra la cittadina, il cui centro storico merita invece, e ampiamente, di essere visitato. Dal massiccio Castello Aragonese si apre, splendida, la vista sulla città e i dintorni; il Duomo, edificato fra il XVII e il XVIII secolo in stile barocco, con la sua maestosa cupola sovrasta il centro cittadino e conserva al suo interno un bel crocifisso ligneo del 1455, dipinto su entrambi i lati. Bello anche il portale, che nelle colonne tortili dai capitelli corinzi e nelle cornici lavorate che racchiudono l’iscrizione soprastante, denuncia in pieno caratteri barocchi. Una visita merita anche la seicentesca chiesa di San Rocco, che si affaccia sulla bella piazza Garibaldi, cuore antico di Piazza Armerina, dove svetta anche il palazzo di Città.

 

Il castello di Sperlinga

Sperlinga deriva il nome dal latino spelunca, che significa ‘anfratto’. Che il luogo avesse una naturale vocazione difensiva se ne accorsero già i normanni, ma fu Federico II a trasformarlo in caposaldo del suo sistema di controllo della Sicilia interna. Nella roccia è stata ricavata la rampa a scalini che sale ripida alla porta d’ingresso. Poi si attraversa un vestibolo arrivando al cospetto di una seconda porta. Gli ambienti che seguono formano un complesso di notevole articolazione, che termina presso il piazzale dove sono i resti della chiesa di San Luca. Il percorso termina nel giardino del Duca: un terreno alberato, da dove una scala sale nella zona più alta del castello, passando sotto un portale ogivale. Da qui il panorama è a 360°.

 

 
 
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